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20/03: Bausette!

Nell'autunno del 1499, nel corso dell'ennesima guerra tra la Serenissima e i Turchi, il sultano Bayazid II ordinò alle sue truppe stanziate in Bosnia di risalire la Dalmazia e di entrare in Friuli. Le milizie venete, colte di sorpresa ed incapaci di fronteggiare un esercito forte di ben diciassettemila cavalieri, quasi non opposero resistenza. Si rinchiusero nelle loro fortezze e dagli spalti osservarono inerti l'orda musulmana che, come un torrente devastatore, irrompeva nella pianura veneta mettendola a ferro e fuoco, saccheggiando le case e trucidando gli abitanti. E riservando a quelli che venivano risparmiati un destino di schiavitù. Il grosso delle forze turche arrivo fino al fiume Livenza, ma le sue avanguardie si spinsero fino alle porte di Vicenza.
Si racconta che i veneziani, dalla cima del campanile di San Marco, vedevano il fumo che saliva dai villaggi incendiati. Si salvarono solo i paesi che avevano una buona difesa fortificata e quelli che ebbero la fortuna di trovarsi fuori dalle direttrici della scorreria. La paura fu grande, alimentata soprattutto dalle notizie che arrivavano dal Friuli, che descrivevano non solo le distruzioni e le stragi ma anche la ferocia con cui venivano compiute. Ovunque, nelle chiese gremite, si levava una nuova invocazione: "A flagello Turcorum libera nos Domine".
E poi quel nome terribile, Bayazid, il nome del Sultano, che passava di bocca in bocca, e che la gente trasformò in Bausette. Mai, dai tempi di Attila, un condottiero, al solo nominarlo aveva suscitato tanto terrore.
Di lui sappiamo che era il bellicoso figlio e successore del grande Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli. Regnò per trent'anni, dal 1481 al 1512, durante i quali continuò l'opera di espansione del padre assoggettando anche la Erzegovina e la Croazia. Ma fu anche protettore di artisti e poeti, tanto che anche Leonardo da Vinci gli sottopose un progetto per la costruzione di un avveniristico ponte sul Bosforo.
Da lui Venezia finì per ottenere con la diplomazia quello che non era riuscita a conquistare con le armi: prima una tregua e poi la momentanea pace che fu siglata con un trattato nel 1503. Il pericolo era passato ma quel nome, Bausette, anche se nei secoli successivi andò sbiadendosi il ricordo di quei tragici giorni, restò per sempre nella memoria popolare, una parola capace di evocare paura.
22/08: Malfrancese
Ciò che è diverso fa paura. Da sempre il barbaro, lo straniero, porta scompiglio, morte, distruzione. Il male, insomma, nell'accezione comune.Interessante notare come questo avvenga da sempre e in ogni occasione possibile. Come nel caso di quella malattia a lungo chiamata malfrancese.
Solo da noi, però.
Curiosa l'origine del nome vero, Sifilide.
Nelle Indie, il pastore Sifilo accudisce ai mille buoi e alle mille pecore del re Alcitoo, ma una tremenda siccità brucia le selve e distrugge i pascoli.
Sifilo maledice il Sole e lo crede invidioso: è stato lui - pensa - che in cielo possiede un solo Ariete e un solo Toro, a mandare la calamità.
Il pastore, con al seguito i sudditi di Alcitoo, rinnega il Sole e innalza altari al re più potente, a parer suo, di ogni dio. Ma i numi puniscono tanta tracotanza con una "non domabil carie" che vive e si alimenta tra le "sozze pudende". Primo a mostrare sul corpo le turpi ulcere, a passare notti insonni e convulse, è l'empio Sifilo, "sicchè Sifilide disser da lui tal peste i coloni". Il contagio si diffonde ovunque e non perdona lo stesso re Alcitoo.
Questa la leggenda. In realtà la malattia fu, a cavallo tra Quattro e Cinquecento, una vera e propria calamità naturale.
E se in Italia si chiamò malfrancese, franceide, franciosato, in Francia e Spagna era il male italiano o male napoletano, in Olanda era vaiolo spagnolo, in Polonia mal tedesco, in Russia mal polacco e così via fino ai turchi, per i quali era mal dei cristiani.
Nulla di nuovo, vero?
