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    <title>Diretto</title>
    <link>http://diretto.zeptepi.org/</link>
    <description>riflessioni sulla comunicazione</description>
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    <category>Weblog</category>
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      <title>Diretto</title>
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 <title><![CDATA[Un Master di giornalismo a Ferrara]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=78</link>
<description><![CDATA[L’Università degli Studi di Ferrara, in collaborazione con Consorzio Omniacom / CERTE, propone - per l'anno accademico 2007/2008 – tre corsi a distanza per l’area “Comunicazione e Giornalismo”.E precisamente:<br />
<br />
> Master in “Comunicazione e giornalismo scientifico”<br />
> Master in “Giornalismo ed editoria multimediale” (con il patrocinio dell'Ordine Regionale dei Giornalisti dell'Emilia Romagna)<br />
> Corso di Perfezionamento/Formazione in “Comunicazione e giornalismo on-line. Scrivere per la rete”<br />
<br />
I corsi si sviluppano con modalità didattica a distanza via internet: ciò comporta una comunicazione asincrona che permette allo studente di accedere alle attività previste dagli insegnamenti nel momento che ritiene più opportuno.<br />
Consorzio Omniacom, partner dell’Università di Ferrara per la gestione dei corsi in e-learning, mette a disposizione dei corsisti una piattaforma informatica (Pegasus LMS ®), alla quale i corsisti accedono tramite codici personali, e all’interno della quale si svolgono tutte le attività di studio on-line e che permette – attraverso modalità di interazione asincrona e sincrona – di comunicare con docenti e tutor e con i colleghi di corso.<br />
 <br />
Le attività svolte in presenza da tutti gli studenti sono i seminari e alcuni laboratori, nonché lo stage (obbligatorio ove previsto) e l’esame finale.<br />
I corsi verranno attivati previo raggiungimento del numero minimo di iscritti previsto dai singoli bandi.<br />
 <br />
Le iscrizioni sono aperte fino al 30 gennaio 2008.<br />
 <br />
Per maggiori informazioni:<br />
 <br />
Consorzio Omniacom / CERTE<br />
Via Circonvallazione, 21/a<br />
44011 Argenta (FE)<br />
Tel.: 0532/800050<br />
E-mail: giornalismo@carid.unife.it<br />
Sito web: http://www.omniacom.org/<br />
 <br />
Oppure consultare la pagina web del sito dell’Università di Ferrara all'indirizzo:<br />
http://www.unife.it/formazione-postlaurea/Master%20-%20Perfezionamento%20-%20Formazione/master-corsi-di-perfezionamento-e-formazione]]></description>
 <category>Novità</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=78</comments>
 <pubDate>Thu, 20 Sep 2007 09:55:22 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Potevo farlo anch'io?]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=77</link>
<description><![CDATA[Una riflessione tratta dal recente libro di Francesco Bonami, Lo potevo fare anch’io, mi fornisce lo spunto per questo articolo. Eccola: “L’arte contemporanea è uno stimolo per comprendere che il solo fare non basta”. Da una parte questa riflessione mi permette finalmente di cercare di spiegare, in pochissimo spazio e con l’aiuto del nostro critico, cos’è l’arte contemporanea; dall’altra perché invece certe iniziative turistico-culturali, anche se pare abbiano tutte le premesse, a volte non funzionano come dovrebbero.Tra le tante difficoltà legate all’arte di oggi vi è sicuramente quella di attribuirgli un valore riconoscendola in quanto tale. <br />
A chi non è mai capitato davanti a un’opera contemporanea di chiedersi: potevo farlo anch’io? Se lo chiede anche Bonami: “Ma basta essere capaci di realizzare ciò che ha fatto un artista per essere artisti a nostra volta, o perché l’artista diventi, come noi, un buono a nulla?”<br />
<br />
La realtà è che quest’arte, o meglio l’aspetto che non deve essere trascurato per fruirla, è che si basa sull’idea, non sulla tecnica. Nel passato la tecnica era fondamentale per sviluppare un’idea, oggi non lo è più. Nel passato la bravura di un’artista andava di pari passo alla bravura nella padronanza e nell’uso della tecnica. Oggi coincide con la tempestività dell’idea stessa.<br />
“Potevo farlo anch’io – dice Bonami – ma non ci ho pensato, pensavo ad altro, e guardando il muro bianco del mio salotto sognavo magari di potermi comprare un bel paesaggio di montagna”.<br />
Il bello dell’arte sta proprio nel fatto che, no, non potevamo farlo anche noi.<br />
<br />
Diverso il discorso relativo ai progetti turistico-comunicativo-culturali - in generale, senza alcun specifico riferimento a fatti o persone reali - che devono possedere, nell’ordine: l’idea, la tempestività della realizzazione, la perizia tecnica. Quando qualcosa non funziona significa che è venuta meno una delle tre componenti: l’idea non era poi così buona, siamo arrivati tardi, non abbiamo messo in gioco tutte le forze/capacità necessarie. <br />
<br />
Per tornare al tema di questo articolo, se non siamo arrivati per primi, possiamo allora farlo anche noi? Sì, ma solo se siamo pronti ad approfittare delle carenze tecniche di chi ha avuto per primo l’idea e l’ha poi realizzata. <br />
In caso contrario meglio pensare ad altro.]]></description>
 <category>Riflessioni</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=77</comments>
 <pubDate>Wed, 19 Sep 2007 10:13:27 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Live(Jesolo) Earth]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=76</link>
<description><![CDATA[Mentre scrivo si stanno spegnendo gli ultimi echi di Live Earth, il grande evento mondiale per la sensibilizzazione sull’ambiente. Evito di aggiungere ulteriori commenti sull’effettiva bontà dell’iniziativa, però penso anch’io che davvero dovremmo fare tutti di più per il nostro pianeta. A cominciare da me, naturalmente. <br />
E allora, per dare anche con Vivijesolo il mio piccolo contributo, vado a riprendere un articolo uscito pochi mesi fa sull’autorevole Time. La rivista americana, in uno speciale numero doppio per tutte le edizioni, pubblicava lo scorso aprile le 51 cose da fare per salvare l’ambiente. Molti i suggerimenti ovvi, anche se non per questo applicati da tutti: dalla limitazione degli sprechi alla sostituzione delle lampade a incandescenza con altre a basso consumo, dall’utilizzo di energia pulita alla riduzione della plastica. Altri invece non proprio di immediata comprensione e alcuni anche curiosi. Come l’eliminazione della cravatta negli uffici per limitare l’utilizzo dell’aria condizionata: se l’ha messo in pratica il conformista Giappone vuoi che non possano riuscirci anche i nostri bancari? <br />
<br />
Anche Jesolo è interessata alle azioni suggerite da Time. Da anni dotata di doppia certificazione ambientale, per il terzo anno consecutivo Bandiera Blu per le spiagge, la nostra città si sta muovendo a livello urbanistico proprio come indica un altro punto della guida, il numero 9: Costruisci un Grattacielo! Le torri, contrariamente a quanto i più possono pensare, sono quindi una soluzione al risparmio energetico? Certo, purché assumano a modello la nascente Bank of America Tower, a New York: usando una miscela composta al 55 % da calcestruzzo e al 45 % da residui industriali, riutilizzando le cosiddette acque grigie per gli scarichi delle toilette, producendo in maniera autonoma e naturale quasi tutta l’energia necessaria. La torre americana sarà al secondo posto tra le più alte della città, ma assolutamente la prima dal punto di vista ambientale.<br />
<br />
Un’ultima curiosità: la guida di Time comprende, oltre a tanti altri comportamenti validi per l’ambiente, anche la rinuncia alla bistecca, in quanto simbolo di tutta l’alimentazione carnivora. E' difficile spiegarlo in poche righe, ma lo sapevate che per produrre un chilo di carne di vitello si immettono nell’ambiente oltre 45 kg di anidride carbonica mentre percorrendo 100 km in auto se ne immettono solo 22?<br />
<br />
[tratto da Vivijesolo]]]></description>
 <category>Riflessioni</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=76</comments>
 <pubDate>Mon, 13 Aug 2007 09:58:57 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Solo Crudo, il primo libro sul crudismo in Italia]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=75</link>
<description><![CDATA[E' uscito per i tipi di Macro Edizioni, SOLO CRUDO, il primo libro sul crudismo in Italia, una guida completa per quanti vogliono conoscere e sperimentare l’affascinante mondo dell’alimentazione veramente naturale. <br />
<br />
<img src="http://www.veganitalia.com/images/solocrudo03.jpg">Ad ogni pagina tante risposte anche per quanti già conoscono, utilizzano e amano il cibo crudo (Raw Food), e cercano le ricette più indicate per un’alimentazione sana ed equilibrata e le soluzioni migliori per quando si mangia in compagnia. <br />
<br />
La prefazione è firmata da Cherie Soria, grande esperta internazionale di Raw Food, che ha donato agli autori alcune tra le sue ricette più interessanti.<br />
<br />
E ancora tante informazioni sul crudismo, quando e come nasce, le scelte alimentari e le motivazioni che ha alla base; le combinazioni alimentari e la disintossicazione. All'interno anche diverse tecniche per conservare il cibo, come ad esempio l’essiccazione, insieme alla presentazione della pratica del digiuno e dei suoi benefici sulla salute; come pianificare una dieta, gli accorgimenti per mangiare fuori casa e numerose ricette per colazioni, salse e condimenti, snacks, insalate, pane e crackers, piatti principali, ricette dal mondo e dolci.<br />
<br />
Questo il sommario del libro:<br />
<br />
Cos’è il crudismo<br />
Quando nasce<br />
Perché essere crudisti<br />
Cosa mangia un crudista?<br />
Le combinazioni alimentari<br />
Alimenti acidi e alimenti basici<br />
Una dieta per la salute<br />
Come passare al crudismo<br />
Disintossicarsi<br />
Il digiuno<br />
Crudismo a casa propria<br />
La dispensa del crudista<br />
L’essicazione<br />
Reidratare e germogliare<br />
Pianificare la dieta<br />
Mangiare fuori casa<br />
No agli stimolanti<br />
Lo zucchero<br />
Le proteine<br />
Le ricette (colazioni, salse e condimenti, snacks, insalate, pane e crackers, piatti principali, ricette dal mondo, dolci)<br />
<br />
GLI AUTORI<br />
<br />
Stefano Momentè, quarantacinque anni, è vegetariano dal 1985, tendente al crudismo. Giornalista e comunicatore, è esperto di cucina e lifestyle vegetariano. Ha fondato e presiede Veganitalia (http://www.veganitalia.com), associazione per l'informazione sul veganismo in Italia. È ideatore e promotore del circuito Ristoranti Verdi. Tiene conferenze, corsi, seminari sul vegetarismo. Ha pubblicato: per Pan (Gruppo Editoriale Armenia), nel 2001, Vegetariani, una vita senza carne; per Macro Edizioni, nel 2002, Il Vegan in Cucina, oltre 300 ricette senza carne, pesce, uova o latticini; per Next Italia, nel 2005, Seitan, preparazione e ricette<br />
<br />
Sara Cargnello, trentatrè anni, si è laureata in Scienze Ambientali all'Università Cà Foscari di Venezia.Salutista da sempre, è vegetariana da 16 anni e crudista da 4. Si è appassionata di nutrizione all'età di 12 anni, successivamente ha collaborato all'apertura di un ristorante biologico, ha lavorato nel settore erboristico, è stata guida naturalistica ed attualmente si occupa di Educazione Ambientale. È tornata sui libri per studiare nutrizione presso una scuola di naturopatia, gestisce il primo sito internet italiano interamente dedicato al crudismo (http://www.missvanilla.eu), e si diletta nella creazione di elaborate ricette senza l'utilizzo dei fornelli.<br />
<br />
<i>Stefano Momentè, Sara Cargnello<br />
Solo Crudo<br />
Cucina naturale integrale. Il libro del Raw Food, la vera cucina naturale<br />
Macro Edizioni - aprile 2007 - Euro 9,80</i>]]></description>
 <category>Libri</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=75</comments>
 <pubDate>Thu,  5 Apr 2007 16:11:45 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[A Pasqua lasciami vivere]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=74</link>
<description><![CDATA[Le feste pasquali sono un momento di relax e di inno primaverile alla vita e alla vitalità come anche delle vere maratone culinarie, con la scusa delle scampagnate, dei parenti, delle vacanzine slowfood. E sono un inno alla crudeltà verso gli animali. In particolare verso l'agnello. <br />
<br />
<img src="http://blog.blogosfere.it/blogs/gattivity/images/pasqua2007-ok.gif" border="0" width="400" height="106" /><br />
A un mese di vita l'agnellino “da latte” viene rapito, immobilizzato, stordito, appeso a un gancio per la zampa e lasciato morire dissanguato. Ha tutto il tempo, prima di quest’operazione, di sentire l'odore del sangue e i belati pieni di terrore dei suoi compagni di sventura.<br />
In questi giorni, sulle autostrade girano centinaia di autotreni con le sbarre, sembrano vuoti, ma guardando bene, si vede che sono carichi di piccole orecchie e occhioni che guardano terrorizzati fuori. Sono i piccoli animali che vanno al mattatoio in tempo per arrivare ben "frollati" e teneri sui banchi dei negozi.<br />
Tutto per la gioia del palato, per seguire la tradizione, per celebrare la “vittoria sulla morte”, imponendo, però, la morte. Ma meno agnelli si consumano, più la gente smetterà di crescerli e ucciderli per venderli. È la teoria della massa critica , che funziona in tutti i campi.<br />
<br />
Species e Gattivity hanno ideato l’iniziativa «Lasciami vivere» e invitano la blogosfera a fare un post contenente il banner realizzato da <a href=http://www.veganitalia.com>Vegan Italia</a> (vedi alla fine del comunicato per il codice).<br />
<br />
La crudeltà a tavola è una scelta: quest’anno lasciamo vivere gli agnellini, e festeggiamo la Pasqua scegliendo un menù il più possibile cruelty free.<br />
Per tutta la “settimana santa” <a href=http://species.blogosfere.it/>Species</a> e <a href=http://gattivity.blogosfere.it/>Gattivity</a> tratteranno l’argomento dai punti di vista loro propri, fornendo anche dei consigli e dei menù gustosi e cruelty free.<br />
<br />
Da quest’anno, celebriamo la vita con la vita!<br />
<br />
tra < > inserire<br />
img src="http://blog.blogosfere.it/blogs/gattivity/images/pasqua2007-ok.gif" border="0" width="400" height="106" /<br />
<br />
tra < > inserire<br />
img src="http://blog.blogosfere.it/blogs/gattivity/images/pasqua2007-pic.gif" border="0" alt="Banner piccolo - Pasqua 2007" width="125" height="106" /]]></description>
 <category>Poutpourri</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=74</comments>
 <pubDate>Tue,  3 Apr 2007 17:05:37 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Internet e la pornografia]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=73</link>
<description><![CDATA[<b>Rocco Siffredi</b> ha fatto lievitare le visite a questo sito. Molti visitatori si sono imbattuti in queste pagine digitando il suo nome.<br />
La cosa non deve soprendere più di tanto. Su Internet sono presenti più di 4 milioni di siti porno. E, naturalmente, è questa la categoria più visitata sul web. Lo ha confermato una ricerca di Hitwise sui gusti degli internauti americani. Dalla quale viene fuori che se il 13,8 % delle visite riguarda la categoria dei "Motori di ricerca", il 18,8 % dei visitatori si accredita nel genere "Adulti". <br />
Secondo quanto riferito da un'inchiesta dell'Independent on Sunday, nel maggio scorso, inoltre, anche gli inglesi nel 2005 hanno svelato un'insospettabile passione per il Web a luci rosse. Stando ai dati raccolti, circa 11 milioni di britannici, tra cui 1,4 milioni di donne, lo scorso anno ha scaricato immagini porno dalla Rete.<br />
<br />
E non è tutto qui. Dalla ricerca sul consumo di pornografia nel Regno Unito emerge infatti che oltre nove milioni di uomini, pari al 40% della popolazione adulta maschile, si sono collegati a siti pornografici. Un vero e proprio boom, considerato che nel 2000 lo stesso dato era fermo a due milioni. Complessivamente a cercare on line immagini per soddisfare o stimolare gli appetiti sessuali è un adulto su quattro. Una sorta di ossessione nazionale che muove circa un miliardo di sterline e che coinvolge cybernauti di tutte le età.<br />
 ]]></description>
 <category>Cosa cercate?</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=73</comments>
 <pubDate>Fri, 28 Jul 2006 09:29:24 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[La scomparsa di Piermario Ciani]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=72</link>
<description><![CDATA[<br />
<br />
<i>Nella notte tra il 2 e il 3 luglio è morto Piermario Ciani. <br />
Lo conobbi occupandomi d'arte ma Ciani era prima di tutto un grafico e un genio creativo. Della sua scomparsa ho saputo solo qualche giorno fa, da amici comuni.<br />
Così lo ricorda Carlo Branzaglia su Social DesignZine.</i>Nella notte fra il 2 e il 3 luglio è scomparso Piermario Ciani. Complicazioni dovute a una malattia che l’aveva profondamente segnato da diversi mesi, si potrebbe dire da comunicato. Ciani non era propriamente un progettista, ma la sua intensa attività di produttore culturale l’aveva portato a progettare miriadi di volumi, cataloghi, dischi, cd, manifesti, adesivi e quant’altro; tanto da aver poi prestato i suoi servigi a etichette discografiche, istituzioni pubbliche, case editrici e via dicendo. E infatti, fu fra i pochi (se non l’unico) italiano ad essere pubblicatoin regesti internazionali come Business Card Graphics, Advertising Greeting Cards, Brochure Design Forum. Di più, la sua inguaribile curiosità l’aveva portato a toccare alcuni aspetti del design grafico con tempismo assoluto: fu fra i primi, ancora negli anni Ottanta, a lavorare sulla deformazione dei caratteri tipografici e l’evoluzione di interfacce interattive.<br />
<br />
Certo che la sua parabola risulta indescrivibile, se non con il termine di animatore (agitatore?) culturale ed estetico. Negli anni Ottanta, con la fotografia, dedicata alle emergenze subculturali della sua terra, il Friuli (si era ai tempi del Great Complotto); l’uso della xerografia come originale e come serie; l’invenzione del progetto Trax (con Vittore Baroni e Massimo Giacon), poi sviluppato in operazioni di mail art assolutamente preconizzatrici di meccanismi e metodi sviluppati da Internet; l’ideazione delle prime installazioni elettroniche interattive. Negli anni Novanta, con la partecipazione al progetto Luther Blisset, l’ideazione del progetto Mind Invaders, e di Stickerman, nonché la creazione (ancora con Vittore Baroni) della casa editrice AAA, che ha pubblicato testi di personaggi come il post situazionista Stuart Home, o su argomenti peculiari come i timbri d’artista. In questi ultimi anni, con gli eventi a Topolò, i francobolli d’artista e il progetto FUN aveva di nuovo raccolto a sé una ampia cerchia di autori (disegnatori, illustratori, artisti, saggisti…).<br />
Quello che colpisce, nel provare a leggere il lavoro di Piermario Ciani, è da un lato l’anticipazione netta e la visione originale con la quale ha giocato su argomenti poi alla moda; e dall’altro sulla sua indifferenza nel perseguirli, quando appunto questi si sarebbero potuti rivelare catalizzatori di visibilità e successo. Per dire, Stickerman, con le sue performance di affissione adesivi (peraltro bellissimi) dieci anni prima dell’elevazione di questi a fenomeno subultural chic. Un’altra: la più celebre operazione Blissettiana in Italia (sua, di fatto), la bufala alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto, interessatasi alla scomparsa di un presunto artista in giro per l’Europa in bicicletta a formare sulla cartina la parola Art (1997) non era in realtà che un su progetto già andato in mostra cinque anni prima.<br />
Solo che in questo momento è difficile pensare a una lettura critica. Perché è ovvio che una persona così lascia un buco enorme, in molti. Che nessuna celebrazione postuma placherà.<br />
<br />
Carlo Branzaglia]]></description>
 <category>Riflessioni</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=72</comments>
 <pubDate>Mon, 17 Jul 2006 08:34:27 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Dedicato a Emanuele Pirella]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=71</link>
<description><![CDATA[<br />
<br />
<i>Emanuele Pirella, quando iniziai questo mestiere, era uno dei miei idoli. La sua creatività mi ha sempre ispirato molto non solo in pubblicità ma anche nel giornalismo. Navigando in rete ho ritrovato quest'<a href=http://www.brandforum.it/mambo/index.php?option=com_content&task=view&id=145&Itemid=46>intervista</a> del 2002 che ripropongo.</i>Appartenevo a quella categoria di ragazzi i cui temi si facevano leggere in classe davanti a tutti". Così Emanuele Pirella ha iniziato a raccontarci la sua storia di pubblicitario, riassunta nel libro di prossima pubblicazione. La sua è una storia fatta di studio, di letture, ma soprattutto tante, tante campagne pubblicitarie. <br />
Fare il copy, per Emanuele Pirella, è "fare uno slalom creativo tra i brief, gli obblighi, i taboo del committente e le proprie capacità. Ho sempre amato 'giocare' con le parole, e così al termine dei miei studi alla facoltà di Lettere Moderne a Bologna, mi trasferii a Milano, con la speranza di entrare in una delle tante case editrici".<br />
<br />
Nel 1965 ci fu la svolta: su consiglio di Elio Vittorini e Italo Calvino entrò a lavorare in un'agenzia pubblicitaria per sei mesi, da lì in poi il percorso fu sempre e solo in salita. La prima fu un'agenzia grandissima, la defunta CPV, poi venne la Young&Rubicam in cui Emanuele Pirella ideò la sua prima campagna pubblicitaria: 'Chiquita, la banana 10 e lode'. In Y&R rimase fino al '71, anno in cui fondò la sua prima agenzia, Agenzia Italia, con Michele Göttsche e Gianni Muccini. "E' stata per 10 anni l'agenzia più creativa e innovativa tra quelle italiane". Ricorda la campagna per Jesus Jeans: 'Non avrai altro jeans al di fuori di me. Chi mi ama mi segua', quella per la Mondatori 'Il tuo capo dice che sei bravo, intelligente, ambizioso: come mai hai un capo?'.<br />
<br />
Emanuele Pirella parla dell'agenzia come una bottega in cui si pratica e si insegna un'arte. È un concetto importante quello della bottega, in cui "la creatività si trasmette insegnando l'ubbidienza: si fa fare qualcosa, poi qualcosa di più grande e di più grande ancora, fin quando un pubblicitario non esce da una bottega per fondarne un'altra e diventare grande a sua volta."<br />
Così, con il suo nuovo libro rivolto a chi vuole fare il copy o a chi è attirato dal mondo pubblicitario, Emanuele Pirella racconta attraverso la sua personale esperienza l'incrocio tra le campagne prodotte e gli strumenti della narrazione pubblicitaria. "Quello del copy è un vero e proprio mestiere, una tradizione tramandata, che diventa poi mestiere d'arte perché nella tradizione ognuno aggiunge la propria capacità d'innovazione".<br><br />
<br><br />
<b>Abbiamo chiesto a Emanuele Pirella di raccontarci qual'è la sua 'campagna del cuore', quella che ricorda con più affetto.</b><br><br />
Con lo sguardo rapito da ricordi certamente entusiasmanti, ci ha risposto: "E' una campagna 'open', studiata per 'Panorama' e nata nel periodo in cui Eco teorizzava sul concetto di 'Opera aperta', sulla collaborazione del fruitore alla creazione del senso dell'opera. La campagna consisteva in una serie di manifesti affissi in metropolitana, su cui era scritto 'Scrivi qui cosa pensi della politica, scrivi qui cosa pensi della droga…' e poi a seguire, solo delle semplici righe che facevano da guida per la scrittura. Questi manifesti venivano affissi al mattino e ciascuno scriveva un proprio pensiero. In tal modo il visual lo facevano i fruitori con matite di vari colori, con parolacce, con pensieri seri…<br />
Così, ne veniva fuori un panorama dissonante, del tutto contraddittorio, un po' violento, un po' forte. In fondo al poster c'era scritto 'Ma non è meglio essere più informati? - Panorama'<br />
Il giorno dopo il manifesto veniva tolto e ne veniva messo uno nuovo. I manifesti più 'canonici' invece, erano fatti da una decina di frasi iniziali di articoli.<br><br />
Ad Esempio: 'In questo preciso momento Fanfani sta…'<br><br />
'Gli sceicchi arabi stanno per comprare la…'<br><br />
Otto, dieci, dodici inizi di articolo per dare il senso che Panorama era lì nel momento in cui la notizia ancora non c'era, ma stava per 'farsi'. Era un modo per dare il senso del newsmagazine".<br><br />
<br><br />
<b>In che direzione si sta muovendo lo stile creativo italiano?</b><br><br />
"Da un po' di tempo assistiamo a una sorta di invasione internazionale e soprattutto inglese: colori spenti cupi, un po' di dramma, un po' di incubo, tutta una serie di slow motion, con personaggi che camminano lentamente… Tutti stilemi arrivati dai paesi anglosassoni e poi ripresi nelle pubblicità italiane. Ciò ha portato ad un certo intristimento dei tratti caratteristici italiani. Dall'altra parte, secondo me, continueranno ad esserci spot più solari, all'Armando Testa, che riprendono l'ex carosello con degli sketch, che io però non amo particolarmente.<br><br />
In sostanza lo stile pubblicitario 'made in Italy' si è diviso in due correnti: da una parte il comico vero e proprio, quello della barzelletta, uno stile divertente, ma meno creativo, e dall'altra parte una sorta di sarcasmo, con attitudini un po' noir che vengono dalla pubblicità anglosassone.<br />
Personalmente preferisco invece l'understatement, l'implicito, la leggerezza che porta a dover un po' cavare il senso nascosto, a rintracciare l'allusione."<br />
Oggi in Italia ci sono pochi accenni di creatività, poche avanguardie, anche perché sono venute a mancare le piccole agenzie pubblicitarie, quelle che in America si chiamano HOT SHOPS, e che di fatto rappresentavano uno stile più audace, lo stile di rottura, come ad esempio la STZ o la FCA!BMZ".<br><br />
<br><br />
<b>L'italiano è educato allo slancio creativo?</b><br><br />
Prima di rispondere alla nostra domanda, Emanuele Pirella ci fa avvicinare al suo Mac per farci vedere uno spot, quello anglosassone per il lancio di Xbox, la nuova generazione di videogiochi della Microsoft (ndr. da qualche giorno in onda anche sulle reti italiane).<br><br />
"Gli istituti di ricerca bocciano questi tipi di spot perché ci sono elementi come la bara o la donna mentre partorisce che, secondo loro, non è bene mostrare in una pubblicità. Ci vuole l'intelligenza di qualche ricercatore o psicologo che riesce ad epurare queste cose, altrimenti ogni scarto dalla norma viene censurato. Le ricerche appiattiscono, tagliano ogni climax, ogni tentativo di uscire dal già visto. I focus group, invece, raccontano quello che già conoscono, ovviamente escludendo ogni possibile briciolo di innovazione che invece la pubblicità deve avere. Ci sono straordinari esempi di campagne bocciate dai focus, in cui però la caparbietà del cliente le ha fatte portare avanti e poi hanno avuto un successo clamoroso. Ad esempio, la campagna stampa Loropiana, in cui erano ripresi una serie di uomini e donne con fascetta nera sugli occhi per indicare che si trattava di personaggi famosi di cui non si voleva rendere nota l'identità. Nelle ricerche, i soggetti della campagna sono stati interpretati come persone accusate di pedofilia, infanticidi, assassini e quant'altro, senza capire affatto il gioco d'understatement. Troppo spesso la banalità di chi fa le ricerche si contrappone al guizzo creativo della pubblicità. Dalla parte diametralmente opposta c'è MTV che invece, ci sta addestrando ad un linguaggio nuovo, eccessivo, totalmente fuori dalle regole.<br><br />
Io cerco di puntare sempre al 'massimo comune denominatore', anziché al 'minimo comune multiplo' di una pubblicità 'stile Bonolis'. Preferisco educare il pubblico ad uno stile indiretto e allusivo come può essere quello della campagna Superga, o della campagna Arena dal claim 'Mi sento un pesce fuor d'acqua', o ancora delle campagne Volvo e Müller. <br><br />
Intelligenza e stile non si scontrato mai, al contrario sono elementi che premiano sempre".<br><br />
<br><br />
<b>Come si coniugano serialità e creatività in pubblicità?</b><br><br />
"La vera serialità pubblicitaria è quella importata dall'Inghilterra. Ad esempio è quella della campagna Tesco con Duddley Moore che, in qualità di responsabile dell'ufficio acquisti Tesco, andava in giro per l'Europa a caccia di galline ruspanti, e nel corso di questa ricerca gli capitavano varie avventure, sempre molto raffinate, ma molto buffe.<br />
Questa è la prova che anche la serialità può essere intelligente. Se, invece, si riduce il tutto ad uno sketch comico di stampo radiofonico, è evidente che viene a mancare il guizzo creativo".<br><br />
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<b>Qual' è, secondo lei, il rapporto tra la pubblicità e Internet?</b><br><br />
"C'è sempre prima l'idea e poi gli strumenti per esprimere l'idea.<br><br />
Oggi, sempre più spesso l'art director si mette al computer e cerca un'idea lì dentro, cerca foto di repertorio, cerca tra le cose che già esistono, e poi da lì adatta l'idea trovata a ciò che ha da dire.<br><br />
In realtà, viene prima la cosa da dire, qualcosa di elaborato, e solo ad un certo punto un sentimento, un posizionamento possono diventare una campagna in flash, un banner, un sito…<br><br />
Internet è un luogo in cui si può riversare ciò che si vuol raccontare.<br />
Il pensiero creativo deve riuscire a percorrere tutti i possibili media".<br><br />
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<b>Guardando le pubblicità della Lowe Pirella, si nota una predominanza delle immagini sulla parola, come se si volesse fare della poesia figurativa. Ma allora, Emanuele Pirella preferisce raccontare storie o sogni?</b><br><br />
"La predominanza delle immagini nelle comunicazioni della Lowe Pirella è dovuta alla voglia da parte dei giovani creativi che lavorano qui di reagire ad un periodo storico d'agenzia in cui si dava più importanza alle parole.<br />
Ma ciò non accade in tutte le campagne, perché invece, alcune volte, l'headline serve da ancoraggio per le immagini che altrimenti volerebbero via prive di senso; di solito però viene mantenuto sempre un doppio registro, quello dell'ironia e quello molto forte del dramma raccontato senza pudore, come negli spot Superga o in quel vecchio film del Profumo Krizia, in cui un bambino messicano s'innamorava del profumo e del corpo una bellissima donna americana più grande di lui, tanto da arrivare a seguirla sino in Canada dove l'aspettava il suo uomo; così, preso da una sorta di gelosia, prendeva la bottiglietta di profumo e la spaccava per la rabbia sul pavimento; si trattava di una storia piena di empathy, di furore.<br><br />
Nella nostra agenzia, tutti sentiamo fortemente i sentimenti, ma preferiamo porre un potente filtro, l'ironia, per evitare campagne troppo in presa diretta, troppo fortemente sentimentali: tre quarti della nostra produzione è ironica e solo ogni tanto vien fuori qualcosa di più appassionato.<br />
In sostanza, preferisco raccontare più storie che non sogni".]]></description>
 <category>Poutpourri</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=71</comments>
 <pubDate>Sat,  8 Jul 2006 08:38:58 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Cosa significa Vegan?]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=70</link>
<description><![CDATA[Dalle query risulta che qualcuno è approdato su questo sito cercando la parola <i>vegan</i>. Ma cosa significa?<br />
Il termin vegan, contrazione di vegetarian, fu coniato da Donald Watson, che fondò anche la Vegan Society, nel 1944. Watson è morto il 16 novembre 2005, a 95 anni.<br />
Vegan è chi evita di usare o consumare prodotti di origine animale. <br />
Mentre i vegetariani evitano solo la carne, i vegan (vegetariani veri) evitano anche latte e formaggi, uova, pellicce, cuoio, lana e tutti i prodotti testati sugli animali. Quelli che vengono normalmente definiti vegetariani sarebbero in realtà lacto-ovo-vegetariani (che mangiano uova e latticini), oppure lacto-vegetariani (che si limitano a consumare latticini).<br />
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Altro? Leggere <a href=http://intervistati.blogspot.com/2005/04/perch-vegan-intervista-stefano-moment.html>questa intervista</a> e anche <a href=http://www.veganitalia.it/article.php?sid=659>questa</a>]]></description>
 <category>Cosa cercate?</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=70</comments>
 <pubDate>Wed,  5 Jul 2006 08:57:22 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Noi comunicatori di razza]]></title>
 <link>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=69</link>
<description><![CDATA[<br />
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<i>Ricevo dall'Acpi con preghiera di lettura e pubblico volentieri. Naturalmente sottoscrivo in pieno. </i><br />
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Il mondo della comunicazione è ricco e vario, ha una fauna talmente allargata che praticamente chiunque può fregiarsi del titolo senza timore di essere smentito. È un po' come quando, finite le elezioni, tutti si affrettano a salire sul carro del vincitore: allora scopri che il responsabile media di un certo ente pubblico può vantarsi, con burocrati e ragionieri, di essere l'unico comunicatore di quell'ente e di reclamare finalmente l'applicazione della 150 (???), per avere un po' di giustizia anche economica. Cosa conta se nel suo curriculum l'unica cosa che si avvicina alla 'comunicazione' è aver lavorato per due estati consecutive come deejay in una radio locale. C'è di peggio, un altro responsabile immagine di un'altra pubblica amministrazione si pavoneggia del nuovo status professionale, ottenuto grazie alla mobilità interna che lo ha spostato, dopo venti anni, dall'archivio polveroso alla ribalta del mondo della comunicazione. Ma a sentirlo parlare, anche lui è un comunicatore da sempre. Insomma il potere taumaturgico di questo lavoro pare possa riscattare vite professionali grigie e anonime. L'alone di creatività che si riconosce alla categoria serve a giustificare una serie di stranezze passate e a far perdonare quelle future. E allora che il valzer inizi. Pallonari che fanno lezione di giornalismo e non sono nemmeno iscritti all'ordine (in una delle prossime puntate indagheremo anche le stravaganze che riguardano l'ODG), professori che insegnano pubblicità e che fino a ieri insegnavano filosofia, docenti che trattano materie attinenti la comunicazione, senza essere mai stati fuori dalle aule, senza avere un curriculum professionale 'vero', senza aver mai preso parte ad una riunione con il cliente, ad un briefing con l'account, ad un focus group con il target. Insomma, insegnanti che si preparano su manuali di settori e ripetono (male) la lezioncina, a tutto discapito degli studenti che si formano nella convinzione di sapere e si deprimono al primo colloquio di lavoro. Non che i professionisti veri della comunicazione siano molto meglio. Ho assistito ad una lezione di una copywriter, avevo saputo della sua docenza e curiosa mi sono infiltrata in classe. Avrei voluto fare una full immersion affettiva in un mondo che mi aveva affascinato e rapito anni prima e che io poi avevo ripudiato. Che delusione. Tre ore di lezione a veder scorrere le pagine di un documento in power point con centinaia di foto di campagne pubblicitarie. Il commento della copy variava da un "bella questa, vero?" a un "e questaŠvi piace, a me moltissimo" fino ad un impegnato "notate bene questa, è stupenda". Anche gli studenti meno preparati hanno iniziato a storcere il muso, possibile che una creativa non riesca a fare e dire niente di meglio? Nonostante la lezione non mi interessasse affatto, anzi mi innervosisse parecchio, sono rimasta a guardare la creativa: sembrava annoiata, tutta la sua creatività l'aveva profusa nello scegliere la borsetta di Hello Kitty che portava a tracolla, mentre i calzettoni a strisce colorate che indossava sopra i pantaloni servivano a ribadire che lei era una pubblicitaria. 'Oddio' ho pensato 'ancora esistono i creativi che pensano di atteggiarsi come tali facendo gli stravaganti' [vedi "Pubblicità (distruzioni per l'uso)"]. Sebbene nauseata, ho atteso pazientemente, poi la prof creativa ha iniziato a chiedere il curriculum ad ogni studente, nel suo ghigno annoiato traspariva tutta la superiorità di chi si sente talmente al di sopra degli altri da non dover cercare di ridurre le distanze quantomeno con un metodo di insegnamento più corretto. Un po' come un ingegnere aerospaziale che sente sprecate le sue lezioni fatte ad un gruppo di pastori locali. Ma la prof non era un ingegnere aerospaziale e gli studenti della specialistica sono certo più motivati e preparati di un gruppo di pastori. Ma per la prof la situazione era la stessa, e le sue conoscenze assolutamente sprecate per quell'uditorio. Anche in questa fase sono rimasta pazientemente seduta al mio posto. Fino al mio turno, che è arrivato in ultimo. Mi sono presentata come copy della agenzia www, vincitrice della campagna xyz, collaboratrice del grande copy khj ed ho continuato, come mai avevo fatto in vita mia, a sciorinare tutto quello che potevo. Non per vanteria, ma perché avevo l'impressione che ogni cosa che aggiungevo arrivasse come un sonoro ceffone alla prof che stava rubando i soldi con cui veniva pagata e soprattutto stava sprecando il tempo e rovinando la formazione di quegli studenti. Alla fine la prof aveva l'aria sfinita, i ceffoni erano stati particolarmente violenti, il suo viso era imbarazzato e confuso, perfino rosso (eppure gli schiaffi erano stati simbolici), mi sentivo una paladina dei poveri arrivata a difendere gli inconsapevoli studenti. L'avevo smascherata e lei si era dovuta vergognare di come aveva svolto quella lezione. Insomma come l'ingegnere di cui sopra che scopre improvvisamente di aver avuto come studente-pastore un altro ingegnere: la figuraccia è inevitabile. Certo piccola soddisfazione, però magari d'ora in avanti la creativa, memore della figuraccia, si impegnerà nelle sue lezioni e rispetterà di più i suoi studenti, perché potrebbe sempre esserci un copy infiltrato che la osserva.<br />
Morale: per comunicatori di razza e non, occorre per prima cosa avere un'etica, soprattutto nell'insegnamento, poi un curriculum reale, infine un po' di modestia. <br />
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<i>A cura di: Manuela D'Alessio<br />
Pubblicato il 4.7.2006 su Prometeo n. 24, la newsletter-webzine di Comunicazione Italiana 3 </i><br />
]]></description>
 <category>Riflessioni</category>
<comments>http://diretto.zeptepi.org/index.php?itemid=69</comments>
 <pubDate>Wed,  5 Jul 2006 08:16:40 +0200</pubDate>
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